Friday, December 29, 2006

L'anno che verrà

Cara Befana, non ho mai creduto a Babbo natale e questo dovrebbe valere un credito per i desideri delle mie calze... per l'anno che viene vorrei il ricettario di Antonella Clerici e un tritaverdure dinamico con tutte le formine per gli antipasti.

Oggi è nata mia nipote Arianna. Sono diventato zio!!! E' la prima volta... in realtà la famiglia non sa che sono lo zio, ma - come per le potenze e i logaritmi - ci si può adottare anche all'inverso.

Sono anche tornato in Italia, Toscana...

indi per cui ratto salgo d'este verti et irte alture de la di Nievol valle, serco del di Lucca granducato salutando armato et adornato, imprimatur maleamato del finale di cotale speditione in ter d'arabia. Havvi trovato diletto et ardore di continue dipartite verso lo che fieran. Ma d'ogne transumanza savvi dacché fummo del creato parte, già mai fia viaggio a termine concluso, giacché sempre ripartire suole l'estro d'ogne esploratore, servo del di ognun curioso spirto. Et allora buon continuazione, passo dopo passo, tra contadi della fantasia et borghi del reame in groppa al ronzinante ciuco del racconto, che fido segue i passi del di lui scudiero la curiosità

Saturday, December 23, 2006

La lingua batte...

...dove il dente duole... Dopo settantasette giorni di viaggio, carne di cammello, tagin, té alla menta, cus cus in salsa agrodolce di agnello, latte di capra, gateau, polenta di pesce di mare, datteri, shawarma, kebab, döner, cocomeri, mandorle, arachidi e girasoli, pani di sesamo, cappuccini, spaghetti, zaziki e cetrioli... ha ceduto... Alle ore 20:37 del 23 dicembre 2006 il molare sinistro numero 3, compagno Vito per gli amici canini, é improvvisamente mancato. Ne danno notizia le due arcate dentarie sinistre, la lingua, e il palato tutto. Estremo rancore ha dichiarato lo spazzolino, che da cinque anni lo frequentava almeno una volta la settimana...

Vito era stato otturato nel settembre 2001, al ritorno da un viaggio in Tanzania, allorquando un trattamento di profilassi antimalarica a base di Lariam provoco' l'indebolimento dello smalto di tutta la dentiera e l'immediato aggravarsi delle carie di 9 denti, otturati in due settimane con estremo gaudio del mio dentista. Vito non aveva mai accettato il suo nuovo profilo piombato. Se ne é andato in silenzio. Mentre sgranocchiavo la testa di un osso di pollo lottando con le fibre dell'avicolo midollo il palato ha vibrato... Crock... Giubilo per la vittoria del primo round sul cadavere del volatile... Insistente lavoro di mascella... Crack... Sublime piacere gustando i succhi scheletrici del bipede ruspante... Istinto carnivoro... Ahi... Sangue... Granelli di cemento e una pallina di ferro, che prontamente riesco a piazzare sul mercato nero dei piombini per la pesca a fondo, un gioco da ragazzi in una citta' di mare come Izmir...

Mi sento gonfio. İnızio a perdere il controllo sulle smorfie della mia faccia. Temo che domani ad Istanbul faro' una pessima figura con i miei ultimi interlocutori. Gli ultimi perché il 27 ho prenotato il biglietto di ritorno. Ve lo consiglio per le prossime vacanze. Istanbul - Milano 54 euro tutto compreso. Si attera a Bergamo pero'. La compagnia é una low cost emergente. Si chiama "Meno paghi prima atterri", che in inglese si abbrevia Myair.com. Buone feste.

Qui in Turchia a Natale si lavora come tutti gli altri lunedi'. Pero' ci sono le lucine sulle palme perché il primo dell'anno é bisboccia. E ci sono anche i semafori con i secondi come a Melilla... Roba da pazzi. Un saluto di mare e di freddo... siamo a zero, di ghiaccio e di vento...

Friday, December 22, 2006

Mamma li turchi!

Si dice sempre che i turchi sono gente sporca. Cosı' quando ieri sull'autobus da Istanbul a Izmir il cameriere in camicia e papillon mi si e' presentato con una boccia di profumo mi sono fatto delle domande. Dopo aver escluso che fosse un modo gentile per farmi notare che era il caso di cambiare deodorante - visto che intingeva le salviette di profumo per tutti i passeggeri - e dopo aver scartato l'idea di aver preso un bus di lusso - 15 euro per 1.000 chilometri - ho trovato la soluzione al dilemma. I turchi sono un'invenzione. Un po' come gli italiani insomma. Basta guardare i minareti cinquecenteschi di questa moschea nella foto: evidente copia di razzo lancia missili americano degli anni Ottanta.

Altro che globalizzazione... prima dell'epoca dei permessi di soggiorno la gente si che viaggiava e la Turchia e' la prova provata di quanto siamo tutti insalate miste. A partire dal 6.250 su per l'Anatolia scorrazzano cani e porci: gli assiri e gli ittiti e poi e greci e la guerra di Troia e poi i frigi e cimmeri, mesi e lidi, e carii, urartei e persiani... finche' il buon Alessandro Magno fa piazza pulita e riporta la regione sotto il dominio macedone. Di Alessandro rimane solo il Magno Magno... cosi' i suoi generali gelosi si fanno la guerra e fondano il Regno di Pergamon in Egeo, il Regno dei Ponti nella regione del Mar Nero. Ereditando il regno di Pergamo, Roma mette lo zampino in Asia. E' la sua prima volta. I romani rinominano il continente Ah si! nel 133 a.C.: Efeso ne diventa il capoluogo mentre Antiochia (Antakya), Cesarea (Kayseri) e Pergamo (Bergama) sono metropoli potenti e famose in tutto il mondo di allora. A Istanbul che allora si chiama Costantinopoli l'imperatore Costantino - detto anche er furbetto der quartierino - si converte al Cristianesimo ma gli porta male. Sessant'anni dopo nel 395 l'Impero si divide e Costantinopoli diventa Bizantium - capitale dell'Impero Bisantino e cosı' sara' fino al XV. secolo.

Nel VII sec. gli Arabi attaccano a Costantinopoli per la prima volta, poi finalmente compaiono i Turchi Selgiuchidi - provenienti dalle regioni asiatiche al seguito della discesa dei mongoli. Intanto nel 1301 Osman I fonda l’Impero Ottomano che, nel 1453, conquisterà Costantinopoli e poi, via via, la Siria, L’Egitto, i Balcani, l’Iraq, l’Ungheria e il Mar Mediterraneo diventando uno degli imperi più vasti di tutti i tempi estendendosi dalla Russia all’Algeria.

L’Impero Ottomano durerà 5 secoli e subirà la sconfitta definitiva con la I Guerra mondiale. Nel 1919 scoppia la Guerra d’Indipendenza guidata dal generale Mustafa Kemal, il quale nel 1923, proclama la Repubblica con capitale Ankara. Kemal, che il Parlamento chiamerà Ataturk (padre dei turchi) occidentalizza il paese: abolisce la poligamia, dà il diritto di voto alle donne, abolisce l’Islam quale religione di stato, introduce l’uso dell’alfabeto latino. E fa fuori un milione e mezzo di armeni... ma questo é un dettaglio...

Giochi d'azzardo

Campo minato. Regole del gioco. Si clicca assolutamente a caso sulla prima casella. Se si ha fortuna non e' una mina ma un numero. Il numero indica quante delle otto caselle intorno alla nostra cella contengono una mina. Combinando le possibilita' dei numeri sulle diverse caselle si individuano le mine e ci si mette una bandierina cliccandoci sopra con il tasto destro del mouse. Vınce chi trova tutte le mine. Se invece si clicca su una mina la partita e' finita. Per cominciare di nuovo F10 e Nuova partita.

Anche lungo il fiume Evros al confine tra la Tracia greca e la Turchia si puo' giocare ai campi minati. Pero' chi perde non puo' cliccare su nessun Reset. E per ricominciare nel migliore dei casi servono due gambe nuove. C'e' poi da dire che spesso chi gioca non sa nemmeno le regole perche' di notte i cartelli non si leggono. Dopo tutto perche' qualcuno dovrebbe attraversare un campo minato sotto la neve attraversando una gola di chilometri di oscurita'? Siamo davvero una specie evoluta.

Sunday, December 17, 2006

La puzza sotto il naso

Aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo. Sette e trentacinque di una mattina appannata dopo la bella serata con gli amici alla Vucciria. Con il solito prurito sulle palme delle mani mi avvicino ai metal detectors dei controlli per l'imbarco. Volo su Napoli. Alle due signore avanti a me e' chiesto gentilmente di togliersi le scarpe e farle passare sul rullo per fotografarne il contenuto, io mi giro a destra e sinistra mordendomi la lingua fino a causare delle lacerazioni della mucosa, per evitare di dire spropositi, mentre il prurito arriva fino alle dita e vien voglia di prendere a schiaffi il primo che passa. E' una vecchietta sulla settantina. Decido di aspettare il secondo. Mi intanto e' il mio turno, la divisa mi chiama al controllo.

Tolgo tutto quello che di metallico puo' suonare al varco, riproponendomi di dare una pedata al commilitone se prova a perquisirmi. Silenzio. L'ingrato metal detector non strilla e io impassibile per non mostrare la personalissima soddisfazione prendo lo zaino e me ne vado. Dopo pochi secondi pero' il brigadiere mi chiama. Ho dimenticato di far vedere il biglietto. Mostro anche il passaporto per sicurezza. Non apro bocca per non dargli soddisfazione. Giro i tacchi di nuovo, ma quello mi chiama di nuovo, stavolta per nome: Del Grande! mi interroga. Lo zaino, sul tavolo. La collega intanto copre con lo smalto nero delle unghie lunghe un sorriso malefico. La fulmino con uno sguardo addormentato, mentre penso al caffe' che ho dimenticato di prendere. A questo punto l'addetto ai controlli mi chiede di aprire lo zaino. Alzo il pugno con fare minaccioso. Mi spiega il problema: Del Grande e' inutile nascondere, lei ha dello shampoo nello zaino, i nostri detectors li hanno visti. Ce li consegni seduta stante e non correra' problemi. Il prurito sale fino alle ascelle. Apro la cerniera e getto in braccio al maresciallo Rocca la mia borsetta del bagno. Nel gesto atletico escono dalla valigia anche un paio di calzini di spugna con cui ho affrontato le ultime due settimane in Tunisia. Rocca continua a parlare, e' talmente eccitato dalla sua scoperta, che non si e' accorto della biancheria usata che gli pende dai capelli a spazzola ricoperti di gelatina. Mi punta contro la bomboletta del deodorante spray alle mandorle dolci, comprato a Trapani due giorni prima tanto per cambiare aria. Centocinquanta, dice. E lo ripete - centocinquanta - mentre si avvicina un po' gobbo e con fare minaccioso. Inizio a pensare come contrattare 150 euro che non sono disposto a pagare in nessun caso, ma quello mi blocca: millilitri! Ha un attacco di panico. Corre avanti e indietro gridando centocinquanta millilitri. La collega mi guarda e continua a ridere. Intanto tutti gli altri passeggeri sono sull'aereo e gli altoparlanti mi pregano di imbarcare. Rocca si riprende da un attacco epilettico sopravvenuto nel frattempo mi guarda e getta il mio deodorante nel bidone della spazzatura asciugandosi il sudore dalla fronte. Un affronto che non accetto.

Con solerzia mi avvicino al secchio senza staccare lo sguardo da Rocca. Mi infilo, tolgo lo sguardo dal maresciallo dopo aver battuto la fronte nel coperchio di metallo sollevato del bidone, e inizio a cercare tra fazzolettini di carta usati e bucce di arachidi. Inizia una franca litigata. Rocca sostiene che il deodorante e' infiammabile e si puo' trasportare solo se in contenitori inferiori a 100 ml. Propongo di spruzzare il gas in eccesso deodorando le ascelle di tutti i passeggeri del volo. Non basta. Anche se il contenitore fosse vuoto - insiste Rocca - non puo' imbarcarlo, lo licenzierebbero. Faccio notare al controllore l'assoluta inutilita' del suo servizio e della sua presenza. Signorsi', lo so, risponde stirandosi in un saluto militare. Non c'e' niente da fare. Non accettando di cestinare il deodorante torno al check in per imbarcare lo zaino e proseguire senza bagaglio a mano. A volte anche un deodorante puo' salvare la vita, mi dice l'hostess premurosa. Sospiro.

Per fortuna che almeno l'aeroporto di Atene va con i pannelli solari, e hanno gia' risparmiato 18.167 kg di anidride carbonica emessa nell'atmosfera da quando e' attivo. E poi vedere le scale mobili con la fotocellula e la collina dell'Acropoli fanno dimenticare anche la puzza sotto il naso dei nostri giorni.

Saturday, December 16, 2006

Magna grecia

Lasciata la Tunisia, sulle tracce di Annibale mi reco sulle rovine di Akragas, città fondata nel 580 avanti Cristo dai Rodii presso il fiume che poi diede il nome alla citta'. Il sito fu prescelto grazie alla presenza di campi fertili e la prossimita' della collina dell'Acropoli e a quella della Rupe Atenea. Con l'avvento dei Cartaginesi e delle loro lotte di conquista però, Akragas fu assediata ed incendiata nel 406 avanti Cristo. Dopo tanto casino alla fine, come spesso succede, le due città si allearono. E come ancora più spesso succede, tra due litiganti il terzo gode. Nel 210 infatti nelle prime fasi delle famose guerre puniche, i Romani opposti a Cartagine conquistarono Akragas e la ribattezarono col nome di Agrigentum. Sicilia bedda. In seguito la città è conquistata dagli Arabi nell'828, e conosce una nuova ventata di cultura e quattrini, fino all'arrivo dal nord europa dei Normanni nel 1087, che portarono in Sicilia i capelli biondi e gli occhi azzurri.

Sulla via della Grecia, parto domani per Atene, mi sembrava doveroso far tappa, dopo un traghetto da Tunisi a Trapani, visitare le rovine della Magna Grecia, in una terra dove di greco c'è rimasto solo il Magna, romanizzato però: magna magna!

Consigli per gli acquisti. Per chi non lo sa andare in Tunisia costa solo una sessantina di euro andata e ritorno da Trapani o Palermo in nave. Modiche cifre anche da Civitavecchia e Genova. E per la Grecia ci sono voli bazza della Air One da Palermo via Napoli e della Egean airlines da Roma a meno di cento euro!

Memoria di plastica

Avete mai consegnato alle acque del mare un messaggio segreto in bottiglia? Oppure semplicemente buttato dal finestrino dell'auto lungo l'autostrada cocci di vetro, buste di plastica e lattine di coca cola? In un caso o nell'altro, siatene certi, prima o poi le correnti gravitazionali e le alte maree le porteranno via canale di sicilia nel mar libico e quindi nella baia di Zarzis, a sud dell'isola di Djerba, nota meta turistica tunisina. Mohsen Lihidheb si occupa da ben 12 anni di raccogliere tutte le zozzerie che sporcano il mare e le spiagge. Le sceglie accuratemente e ci costruisce opere d'arte postmoderne, nelle spiagge, nel mare o nel giardino di casa... C'è la casa di Robinson Crusoe, l'aeroplano di Saint Exupery, l'Undici settembre, il Primo maggio, l'homo sapiens, il discorso di Aristotele, il maestro delfino, Mamadou. Mohsen è il custode del mare e della sua memoria, ed è il pazzo del villaggio a Zarzis... Ogni sera al tramonto, dopo il lavoro alle Poste, parte con la macchina scegliendo a caso uno dei 150 chilometri di costa tra Djerba e la Libia. Poi si spoglia, e canta estatico parlando al suo mare e ai suoi dei ad alta voce. Chi lo incontra sudato trascinare sacchi di bottiglie di plastica, tavole da surf, testuggini, crani di delfini e spugne di solito scappa. Eppure Mohsen riesce a scovare nella materia di scarto messaggi di bellezza e con estrema fantasia ricostruire opere inimmaginate e inimmaginabili, che danno nuovo colore alla plastica, alla gomma e alla ruggine.

Nel 2000 è entrato nel guinnes dei primati con 28.160 bottiglie nel suo Sea memory collection museum, oggi dice di averne quasi 300.000. Tra queste 46 contenevano messaggi. La maggior parte saluti al mare e divinazioni inviate da Capo passero a Porto Empedocle, in Sicilia. Lui di solito risponde con un'altra bottiglia. Ma serve aspettare le correnti propizie, perchè risalire il Canale è difficile impresa. Lo sanno bene i ragazzi che tentano la fortuna verso l'Italia su piccole imbarcazioni all'avventura. Negli ultimi quattro anni Mohsen ha trovato 6 corpi di giovani Mamadou e oltre 100 paia di scarpe, maglie di tuta e blue jeans. "Una volta nella scarpa c'era ancora il piede!!!" - scoppia a ridere Mohsen. Non ci resta che ridere, alla memoria sopravviverà solo la plastica.

Friday, December 08, 2006

دونية عندك الدوني


Dimenticavo. Altro film da vedere. Dunia. Scuola egiziana. Bellissima la protagonista Hanan Al Turk e bravissima la regista Jocelyne Saab. Musica e danza del ventre, poesia ed erotica, desiderio e piacere, in un Paese spaventato e stretto nella morsa di tradizioni e tabù. Bambine escisse e professori di letteratura perseguitati. Donne dagli occhi grandi, innamorate dell'amore, resistono con sensualità e bellezza alla censura della vita, attingendo alle fonti di quella stessa cultura, quella della letteratura araba, manipolata da un pugno di preti fino a negarne la propria grandezza. SCARICARE!!!

Une fable sociale, mais surtout sensuelleAvec son sujet grave (l'excision) et son contexte particulier (l'Egypte qui interdit Les Mille et Une Nuits pour pornographie), on s'attend à une chronique sociale édifiante. Pas ici, où l'excision est d'abord métaphorique. Entre cette jeune femme dépossédée de son corps, ce prof de littérature tabassé pour avoir affirmé l'importance de l'érotisme dans la littérature arabe, et ces Égyptiennes étouffées par la tradition, Dunia dénonce unee société qui, par conformisme ou par peur, se replie sur des tabous. Loin des ditactismes du film à thèse, Jocelyne Saab film son héroïne avec une grâce et une musicalité sensuelle. Le corps de cette femme-enfant qui s'achète un mirroir et danse comme une reine devient vite un symbole de résistance qui vaut tous les discours.

La cinéaste suit son chemin de croix avec une langueur délicate, mais n'oublie jamais d'être incisive: doublement politique, son film remet en cause la répression du plaisir et l'enfermement de la féminité dans les sociétés arabes, tout en nous ouvrant les yeux sur la richesse d'une culture trop facilement réduite à sess expressions intégristes. Il faut voir les scènes de sexe filmées avec un naturel voluptueux, ces plans fiévreux qui fixent des sensations diffuses et brûlantes, et ces corps cadenassés par l'intégrisme mais rongés par l'urgence sensuelle. C'est le moment de mentionnerla sublime Hanan Turk, poème de force et de vulnérabilité, éblouissante lorsqu'elle entrouvre les cuisses pour renaître. Dunia lui doit ses paradoxes, sa grâce et sa fragilité lascive.Gaël Golhen, Première, France

Grazie Italia

Un lucchese che ringrazia un viareggino non s'era ancora visto, specie a meno di due mesi dal Carnevale dei rioni... Ma anche il sacrosanto campanilismo dei toscani cede di fronte agli effetti a cascata della formula Lippi. Siamo i campioni del mondo e per capire cosa vuol dire vale meglio una girata trans-sahariana che una nottata al Circo massimo tra le urla dei tifosi in delirio, la coppa e la dislessia di Totti. In Paesi come il Mali, dove quando gioca il Milan i quartieri di terra battuta a Bamako sono deserti, centinaia di braccia raccolte davanti ai pochi televisori accesi, pronte ad esplodere in riti tribali ed assalti alla piazza per un gol o una semifinale, altro che rivoluzione e presa della Bastiglia... In Paesi come il Senegal dove essere alla moda significa essenzialmente avere una maglia a maniche corte di Ronaldino o Del Piero... In Paesi come il Marocco, dove in ogni quartiere c'è un bar per i tifosi del Barcelona e un altro per quelli del Real Madrid, e le botte dopo il derby... In Paesi come la Tunisia, dove il calcio è talmente seguito che la maggior parte dei clandestini prende la via del mare durante i match di finale della Coppa d'Africa, perchè nessun agente della Guardia Costiera staccherà gli occhi un munito dal campo di gioco.

In tutti questi Paesi, e persino nella bigotta e conservatrice Mauritania, se sei italiano ti senti l'uomo giusto nel posto giusto. Incontri uno con la tuta dell'Italia, gli dici Materazzi, e quello fa il verso della testata di Zidane, inizia a ridere e ti offre un caffè. Alla frontiera di Rosso, tra il Senegal e la Mauritania, non si sono nemmeno accorti che avevo il visto scaduto da una settimana, intenti a ricordare la rosa vincente degli undici. Ieri sera ho scroccato la cena a Sfax. All'inizio pensavano fossi egiziano, poi mi sono incespicato con la lingua e mi hanno dato del francese. Quando ho detto loro che la Francia era stata cancellata dalla mappa dell'Europa, sono iniziati i bis. Dopo due antipasti, tre piatti di spaghetti al pomodoro e una trinca di sette etti, fortunatamente si sono fermati. Insistendo che non pagassi e che facessi finta di niente quando arrivava il proprietario a ritirare la cassa. Ovviamente non c'è stato bisogno di farselo ripetere due volte...

L'Italia ce la farà. Paese di furbi e di scaltri, musicanti, mercanti, poeti, cuochi, artigiani, artisti e navigatori, siamo i più simpatici nel mondo. Tutti ce l'hanno con Bush, con Putin, con Israele, con Zidane, con Blaire, con le suocere, ma gli italiani sono marhaban bikum, benvenuti. Specie in Tunisia dove una persona su tre ha passato un po' di anni al di là del Canale.

E anche il sottoscritto ce la farà. Ad esempio a parlare l'arabo. Il mio livello migliora di giorno in giorno. Ieri ho scoperto con piacere come chiedere "per favore avete un bagno", constatando, con un po' meno di piacere, che finora chiedevo "per favore ho il bagno?"...

Un saluto da Mahdia, dove esiste il cimitero più bello del mondo, di bianche lapidi incise di arabeschi, sullo sfondo dell'antica madina, lungo il viale di pietre che costeggia gli scogli sul mare, tra le rovine dell'antica fortezza e le reti di piccole barche tra pesci e conchiglie la sera al tramonto.

Monday, December 04, 2006

Olive e susine

Non che Afef sia esattamente la donna ideale, pero' c'ho pensato tutto il giorno e ci sono solo due ragioni per le quali dieci milioni di tunisini - in particolare cinque milioni di tunisini - resistono allo stato di polizia che tiene in pugno un Paese in cui l'importante è non dire la propria e non frequentare contemporaneamente più di una persona se non al tavolino di un bar parlando ad alta voce. La seconda sono le olive. Deliziose, carnose, verde su nero, lucide, grasse, di olio e di spezie.

Se poi vogliamo al terzo posto potremmo citare le spiagge di mare, i paesini di case e terrazze, dipinte all'unisono di bianco e di azzurro, su sfondi di fiori lillà, buganville e limoni, gelsomini ed aranci, cedri ed alloro, tra porticcioli di pesca, caffè turchi e rovine romane.

Pensate che ieri a Sidi bou said, a due passi da Cartage, ho incontrato il cartellonista del villaggio. Ambito mestiere, di quelli come c'erano una volta. Conosce tutti i cartelli della città, dai divieti di sosta alle insegne dei tabaccai. Ha lavorato quindici anni a Sidi bou said, poi se ne é andato in Svizzera. Ogni anno ritorna per ritornare a quei giorni e controlla se gli hanno staccato i pannelli.